L’AUTO DIESEL FA MALE ALLE TASCHE E ALLA SALUTE
Maggio 15, 2008
Il picco del petrolio sta determinando una crescita costante dei prezzi dei carburanti che gradatamente influenzerà radicalmente le modalità di spostamento di miliardi di persone. In Italia, è notizia dei giorni scorsi che il prezzo del gasolio ha superato quello della benzina verde, gettando nello sconfor
to milioni di automobilisti italiani. Ma l’evento è poi così negativo? Se consideriamo l’impatto ambientale e sanitario dei motori diesel direi proprio di no. Come si vede nel grafico (fonte APAT), la principale causa delle emissioni di polveri sottili nelle aree urbane è il traffico autoveicolare e, al suo interno, i mezzi alimentati a gasolio. Infatti, un auto diesel produce 15 grammi di PM10 ogni cento chilometri, un furgone 36 grammi, un auto a benzina 0,1 grammi. Secondo lo studio “I costi sociali e ambientali della mobilità” degli Amici della Terra e delle Ferrovie dello Stato, “ogni anno in ambito urbano il trasporto su gomma provoca l’emissione di oltre 13 mila tonnellate di polveri. Di queste: quasi il 53% (7.171 tonnellate) è dovuto al trasporto merci (veicoli diesel); il 29% (3.923 tonnellate) alle aut
ovetture diesel ad uso privato; il 9,6 % (1.305 tonnellate) alle autovetture alimentate a benzina; il 6% (832 tonnellate) ai mezzi di trasporto collettivo alimentati a diesel (autobus e pullman) e il restante 2,4% a motocicli e ciclomotori. Ridurre le emissioni di polveri, nel settore trasporti, richiede interventi strutturali soprattutto nella distribuzione delle merci”. Nella tabella qui accanto, sono sintetizzati i risultati di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante l’impressionante impatto sanitario di PM10 e ozono in tredici città italiane. Nell’ultima tabella trovate i limiti di legge sempre più stringenti che quasi nessuna città italiana oggi è in grado di rispettare. Se tutti i magistrati italiani seguissero l’esempio di quelli di Firenze che in questi giorni hanno rinviato a giudizio il Presidente della Regione Toscana e il Sindaco del Comune di Firenze per l
’inefficacia degli interventi adottati contro le polveri sottili, quasi l’intera classe amministrativa italiana si troverebbe sotto processo. La soluzione, paradossalmente, viene proprio da Firenze che, seguendo l’esempio di tante città europee, ha avviato un’importante riconversione della mobilità verso trasporti collettivi di tipo ferro-tranviario. La dinamica di crescita dei prezzi dei carburanti probabilmente innescherà un analogo processo di riconversione della mobilità nel nostro paese. Nel frattempo, consoliamoci con il fatto che l’evoluzione dei prezzi del gasolio in corso arresterà la tendenza negativa all’alimentazione a gasolio del parco mezzi circolante in Italia.
to milioni di automobilisti italiani. Ma l’evento è poi così negativo? Se consideriamo l’impatto ambientale e sanitario dei motori diesel direi proprio di no. Come si vede nel grafico (fonte APAT), la principale causa delle emissioni di polveri sottili nelle aree urbane è il traffico autoveicolare e, al suo interno, i mezzi alimentati a gasolio. Infatti, un auto diesel produce 15 grammi di PM10 ogni cento chilometri, un furgone 36 grammi, un auto a benzina 0,1 grammi. Secondo lo studio “I costi sociali e ambientali della mobilità” degli Amici della Terra e delle Ferrovie dello Stato, “ogni anno in ambito urbano il trasporto su gomma provoca l’emissione di oltre 13 mila tonnellate di polveri. Di queste: quasi il 53% (7.171 tonnellate) è dovuto al trasporto merci (veicoli diesel); il 29% (3.923 tonnellate) alle aut
ovetture diesel ad uso privato; il 9,6 % (1.305 tonnellate) alle autovetture alimentate a benzina; il 6% (832 tonnellate) ai mezzi di trasporto collettivo alimentati a diesel (autobus e pullman) e il restante 2,4% a motocicli e ciclomotori. Ridurre le emissioni di polveri, nel settore trasporti, richiede interventi strutturali soprattutto nella distribuzione delle merci”. Nella tabella qui accanto, sono sintetizzati i risultati di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante l’impressionante impatto sanitario di PM10 e ozono in tredici città italiane. Nell’ultima tabella trovate i limiti di legge sempre più stringenti che quasi nessuna città italiana oggi è in grado di rispettare. Se tutti i magistrati italiani seguissero l’esempio di quelli di Firenze che in questi giorni hanno rinviato a giudizio il Presidente della Regione Toscana e il Sindaco del Comune di Firenze per l
’inefficacia degli interventi adottati contro le polveri sottili, quasi l’intera classe amministrativa italiana si troverebbe sotto processo. La soluzione, paradossalmente, viene proprio da Firenze che, seguendo l’esempio di tante città europee, ha avviato un’importante riconversione della mobilità verso trasporti collettivi di tipo ferro-tranviario. La dinamica di crescita dei prezzi dei carburanti probabilmente innescherà un analogo processo di riconversione della mobilità nel nostro paese. Nel frattempo, consoliamoci con il fatto che l’evoluzione dei prezzi del gasolio in corso arresterà la tendenza negativa all’alimentazione a gasolio del parco mezzi circolante in Italia.Entry Filed under: ambiente. Tag: CO2, diesel, ECOLOGIA, inquinamento, pm10.
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1.
paolomot | Maggio 16, 2008 at 6:00 pm
Speriamo che le auto diesel diventino poche e aumentino le ibride, metano e gpl….